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Oltre al fatto di durare di più, il carnevale ambrosiano prevede anche delle maschere tipiche: innanzitutto il Meneghino, diminutivo di Domenico (Domenegh), servo che veniva affittato solo la domenica – per questo detto Domenichino - da chi era nobile ma non troppo ricco. Il suo compito era accompagnare il padrone per la città e aprirgli lo sportello della carrozza. E’ a viso scoperto, caratterizzato da pantaloni e casacca verdi orlati di rosso, panciotto a fiori, camicia bianca calze a righe bianche e rosse, scarpe con fibbia, parrucca con codino all’insù e cappello a tricorno verde con orlo rosso. La maschera di Meneghino fu introdotta in ambito teatrale da Carlo Maria Maggi nel XVII secolo, ma è Carlo Porta ad averlo portato alla popolarità come censore severo del clero e dei nobili; famose anche le riproduzioni satiriche del Meneghino che tira il collo all’aquila austriaca durante le lotte Risorgimentali. Alla celebra maschera fanno riferimento i treni della Metropolitana inaugurati nel 2006 col nome di Meneghini, dalla sigla MNG (Metropolitana di Nuova Generazione).

 

Prima di Meneghino però vi era Beltramm de Gaggian, servitore sempliciotto e buono, un po’ tonto e che passò ad indicare le persone non troppo astute come vess de Gaggian (o vess un Beltramm) oppure come Beltramm de la Gippa per la caratteristica ampia casacca. Gli attori che lo impersonavano nelle corti, usavano coinvolgere il pubblico salendo a volte anche sulle tavole: da ciò deriva il termine saltimbanco. Il suo costume è caratterizzato dalla maschera marrone, berretto nero, giacca, pantaloni e mantello, scarpe in pelle, cintura gialla, le calze, il colletto e i polsini bianchi.

cecca

 

Altra maschera tipica è La Cecca, il cui nome deriva da Francesca, moglie di Meneghino. Viene chiamata anche Cècca di birlinghitt per i suoi vestiti sempre pieni di decorazioni a nastri e nastrini. Sorridente, si sa arrangiare per procurare al marito ciò che i suoi padroni vogliono: la coppia diventa così la tradizionale coppia milanese, che grazie alla fantasia, alla buona volontà, all’ abilità ma anche con sacrificio riesce sempre a far quadrare i conti. Anche lei, come il Meneghino, non porta la maschera; ha zoccoli in legno, calze azzurre, un grembiule bianco, una veste granata a pois bianchi, un corsetto nero con pizzi e bottoni d’oro, uno scialle e la coroncina tipica brianzola, la raggiera o guazza. Nella foto compare accanto a Giacometta, maschera torinese compagna di Gianduia.

 

La versione milanese di Pierrot o Pulcinella, si chiama invece Lapoff, perchè vestito di bianco e caratterizzato da un cappello largo e floscio chiamato laa-pouff, un nome probabilmente onomatopeico della cui origine non esistono riscontri certi. Il personaggio del Bosin era invece niente più che un cantastorie.

 

Foto tratte da B&B Milano

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